pedaggi 2017

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Il Consorzio COIMBA Trasporti ha in essere una convenzione con la società Autostrade per l'Italia S.p.A, grazie alla quale può ottenere il massimo delle dilazioni dei pagamenti previsiti sino a 60 giorni ed il massimo degli sconti stanziati ed erogati dallo Stato Italiano sui pedaggi eseguiti da ogni singola impresa di trasporto, in virtù del fatturato complessivo del Consorzio;

Aumenti pedaggi autostradali - La posizione di Anita

Il mondo dell’autotrasporto e della logistica insorge contro il rincaro dei pedaggi autostradali scattato, come vuole la prassi, lo scorso 1° gennaio. L’incremento medio delle tariffe risulta del 2,74% sull’intera rete nazionale, con punte fino al 52,69% (tratta Aosta Ovest-Morgex). In particolare, a scatenare il malumore delle imprese dell’autotrasporto (e anche degli automobilisti privati) sono stati i rincari che hanno colpito alcune delle direttrici classiche del trasporto merci: l’asse autostradale Est-Ovest e la tratta per Genova (Milano Serravalle). Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica attive in Italia e in Europa, si fa capofila della protesta.

«Non capiamo - dichiara in una nota il presidente di Anita, Thomas Baumgartner - come in momenti di aumenti dei traffici autostradali e quindi delle frequenze di percorrenza, con conseguenti aumenti automatici dei ricavi per le società autostradali, si possano concedere aumenti di pedaggi che vanno fino al 13,91% (Milano Serravalle Milano Tangenziali). In periodi di inflazione quasi a zero e di aumenti dei traffici con manutenzioni costanti e minori spese di personale per l’uso sempre più frequente dei Telepass, non si comprende come mai le società autostradali debbano avere bisogno di incrementare i pedaggi».
Il costo dei pedaggi autostradali incide per circa il 12% sui costi gestione di un mezzo pesante e i nuovi incrementi si riverseranno inevitabilmente sui noli del trasporto e di conseguenza sui costi logistici per le imprese produttrici.
Secondo l’Anita, in una fase di ripresa dell’economia in cui il Pil italiano cresce, anche se meno rispetto a molti altri Paesi Ue, ma dove la competitività delle imprese del settore sta ancora peggiorando, l’Italia non si può permettere un nuovo rincaro dei costi di produzione, «che comprometterebbe la forza propulsiva dell’esportazione, vero motore della ripresa economica».

Anita chiede che venga eliminato ogni automatismo dai contratti di concessione con le società autostradali e che il settore del trasporto e della logistica sia coinvolto nelle decisioni riguardanti la determinazione dei pedaggi e soprattutto che prima di considerare ulteriori aumenti il ministero delle Infrastrutture pretenda miglioramenti in termini di percorribilità e di sicurezza della rete autostradale.

Secondo il ministero delle Infrastrutture, per le società Torino-Milano (+8,34%) e Milano Serravalle (+13,91%) gli incrementi tariffari remunerano gli investimenti di adeguamento e potenziamento della rete. Nello specifico l’aumento della Torino–Milano è da ricondursi agli investimenti di adeguamento della terza e quarta corsia per 474 milioni di euro sostenuti dalla concessionaria nel periodo 2013–2017. Situazione analoga per la Milano–Serravalle. In aggiunta, osserva il ministero, l’aumento delle tariffe lungo la Milano-Serravalle recepisce gli effetti delle misure di contenimento tariffario adottati negli anni precedenti in considerazione della situazione congiunturale.

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Le imprese però non ci stanno. «Per il nono anno consecutivo - denuncia Aldo Caranta, vicepresidente nazionale di Confartigianato Trasporti - subiamo consistenti rincari dei pedaggi autostradali. L’aumento delle tariffe va a incidere pesantemente sull’autotrasporto, già in difficoltà per costi di esercizio elevati, tariffe che non arginano gli oneri delle imprese, costo del lavoro in aumento e concorrenza di vettori esteri». I trasporti e la logistica sono un asset strategico per l’Italia. Ma i maxi-rincari dei pedaggi autostradali e la concorrenza spesso sleale degli autostrasportatori dei Paesi dell’Est, che oggi hanno in pugno oltre la metà del mercato internazionale in Italia, stanno mettendo in crisi il nostro trasporto su gomma e rendono più incerta la ripresa.

Autore / Fonte: ilsole24ore

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